A 11 anni mi sono impossessato della cinepresa 8 mm ed ho ripreso in B/N, dall'auto in movimento, un mercato di vacche in Irpinia. Fotografo più o meno regolarmente dall'età di dodici anni, da quando mio padre mi passò la sua macchina fotografica per farmi fare qualche scatto e darmi qualche istruzione d'uso. Quella macchina poi me la prestò in un viaggio ai quindici anni per l'Italia del Nord (chissà dove è andata a finire nei trasferimenti di famiglia). La prima reflex fu da me acquistata a Bologna, con grandi sacrifici, mentre frequentavo l'Università e la facoltà di Medicina: fu con un prestito di mio fratello F., il quale ivi già lavorava, che fu possibile avere tra le mani una Chinon CX con attacco a vite (non Canon!). Sembrava che l'avessi posseduta solo io quella Chinon sconosciuta sino a quando è comparsa sul prestigioso catalogo "Mc Kewon's Cameras" nella edizione 2005-2006.
Cominciai a sviluppare e frequentare la camera oscura. Quando pensai di smettere, era troppo tardi. Assistere alla emersione della immagine in vasca, sotto la luce rossa, è una esperienza indimenticabile. Mio fratello A. mi regalò invece una Olympus OM-1 corredata di tele originali che aveva acquistato usata in Nord Africa, ove lavorava. Mi sentii quasi un professionista con il winder che frusciava ad ogni scatto. Sono ancora qui a sognare per immagini. L'ultima fotocamera analogica è stata la "regina" Hasselblad 500 C/M. Da qualche anno fotografo in digitale con sistema Nikon: sono passato dalla D90 alla D7000 e D800 (che ritengo una Hasselblad per prestazioni e risoluzione). Divento medico (a Bologna), specialista in neuropsichiatria (a Bari) e psicoterapia (Roma), perfezionato in antropologia fisica e culturale (a Milano). Ho un omonimo che fotografa per professione in Piemonte, ho scoperto navigando nell'ambiguo mare di internet. Io sono solo un cultore delle immagini ed un "produttore" di immagini. Viaggio con piacere, per lavoro didattico, ricerca etnopsichiatrica e per il semplice piacere di conoscere (ah, forte è l'Ulisse in me). Rare le vacanze stanziali rispetto a quelle di movimento: il mondo è piccolo quando ci si incontra per caso ma è grande da visitare in una sola vita. Come volontario medico frequento con altri sanitari - appena possibile e finché l'età non incalza troppo - il Kenya centro-settentrionale, tra Kikuyu e Samburu. L'Africa è sì meta periodica ma ho avuto la sorte di visitare altro: p.e. la Patagonia sino alla Tierra del Fuego e l'Isola di Pasqua (Rapa Nui) per studiarne la cultura. Osservare e ritenere. I grandi fotografi in fondo sono anche degli antropologi inconsapevoli e il padre stesso della antropologia, Claude Lévy-Strauss, fu figlio di fotografo ed un discreto fotografo egli stesso nelle missioni in Brasile. A presto

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